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I Mulini ad Acqua

Il mulino ad acqua è un esempio di architettura rurale che appartiene alla tradizione più antica dell’uomo. Prima dell’utilizzo dell’energia elettrica l’invenzione del mulino ha permesso di utilizzare l’energia meccanica prodotta dalla corrente di un corso d’acqua come fonte primaria… (LEGGI TUTTO)

Mulino Coruzzi (Felino, loc. S. Michele de’ Gatti)

Mulino S. Michelino

“Il mulino disponeva di due macine azionate da ruote orizzontali ed è di proprietà Coruzzi. Stranamente di questo mulino non c’è la scheda in Aqua Masnada”. (1)
“Il mulino Coruzzi di San Michele Gatti, ora di proprietà Savani.” (2)
Edificio restaurato e ora adibito ad abitazione.

Note e bibliografia:
(1)“Per la Val Baganza, 2021”, Centro Studi della Val Baganza, “Dal greto del Baganza al Partitore. Felino: il giro dei Mulini”, pag. 261, fig. pag. 262.
(2)“Per la Val Baganza, 2018”, Centro Studi della Val Baganza, “Il Canale del Vescovo e i suoi Mulini”, fig. pag.95

 

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Mulino della Resga (Felino, loc. S. Michele de’ Gatti)

“L’antico opificio, in disuso da diversi anni, è stato ristrutturato ad abitazione nel 1982 ca. Durante i lavori è stato rinvenuto un coppo datato “19 giugno 1782”. Gli impianti, ora scomparsi, erano costituiti da due macine azionate da ruote orizzontali a ritrecine. Nell’edificio, ad elementi giustapposti in sasso, è ancora visibile il grande vano voltato a botte in cui alloggiavano le ruote. Il Molino della Resga compare in due mappe datate 23 agosto 1662 e 26 agosto 1670 custodite nell’Archivio dei Cavamenti (1). L’impianto è censito nella mappa catastale del 1822 intestato a Biolzi Antonio (2), nella cartografia IGM del 1881 (3) e nella Carta Idrografica (4) del 1888″. (5)

Note e bibliografia:
(1) ASPR, Cavamenti, Vol. 146.
(2) ASPR, CCI, Felino, Sez. I, part. 107.
(3) IGM F 73 II SO.
(4) CIDR 1888, p.106, n.312.
(5) Flavia De Lucis, Alberto Morselli, Lorenza Rubin, Aqua masnada : mulini e mugnai dell’Appennino reggiano e parmense, Reggio Emilia, C.P.C.A., 1990: pag. 235

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Mulino Molinetto (Felino, loc. Poggio S.Ilario)

“Il mulino, tuttora in attività, sorge lungo il canale circa un chilometro a valle del precedente. L’edificio principale, articolato per aggregazioni successive, sviluppa una pianta ad “L” su due livelli comprendente il mulino al piano terra e l’abitazione al piano superiore. Il portico ed il magazzino granaglie a sud furono realizzati all’inizio del Novecento; sul pilastro d’angolo un concio reca la data e le iniziali del proprietario, “1900/AC” (Adorni Crescino), ed un altro concio più sotto quelle del muratore, “M/LG” (Leporati Giovanni). L’interessante opificio, condotto dal mugnaio Ferrari Gualtiero, consta di quattro coppie di macine azionate per mezzo di energia elettrica o idraulica. Il parametro di una delle macine più antiche recava, a detta del mugnaio, la firma del “maestro da mulino” Campanini Luigi. Al cotessero del canale fanno capo tre bocche di presa che servono per alimentare due ruote a ritrecine ed una ruota verticale a cassette in ferro collegata a due coppie di macine. La ruota attuale ha sostituito nel 1958 quella originaria in legno realizzata nel 1921 da un altro “maestro del mulino”: Quirino Conforti. Il Molinetto figura nella cartografia militare austriaca del 1820 (1) e nella mappa catastale del 1822 (2). Nel 1831 il mulino a due ruote passò da Viccari Pietro e Luigi (3). Nel 1898 fu ceduto ad Adorni Crescinio e nel 1934 passò per espropriazione ai Bertinelli (4) che conservano ancora la proprietà. L’opificio è censito nella Carta Idrografica del 1888 (5) e nella cartografia regionale (6) del 1976″. (7)

Note e bibliografia:
(1) ASPR, Mappe e Disegni, Vol. 64
(2) ASPR, CCI, Felino, Sez. G, part. 305
(3) Rogito Facini Giacomo, 1831 novembre 5.
(4) ASPR, CCI, Felino, Partitario Terreni.
(5) CIRD 1888, p.106, n. 311.
(6) CTR 199110.
(7) Flavia De Lucis, Alberto Morselli, Lorenza Rubin, Aqua masnada : mulini e mugnai dell’Appennino reggiano e parmense, Reggio Emilia, C.P.C.A., 1990: pag.235

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Mulino del Maglio (Felino, loc. Maglio)

Mulino Maglio

“Il Mulino, di cui non rimangono tracce evidenti, sorgeva sulla sinistra del canale del Vescovo ai piedi del castello di Felino; infatti compare in due mappe datate 23 agosto 1662 e 26 agosto 1670 denominato Molino del Castello di Felino (1).
E’ censito nella mappa catastale del 1822 intestato alla Mensa Vescovile di Parma (2) e nella Carta Idrografica del 1888 (3) come lavorazione rame”. (4)

“Venne restaurato ai primi del Novecento per impiantarvi il maglio che serviva a battere il rame delle grandi caldaie per l’industria casearia e del pomodoro, quando divenne proprietà della famiglia Luciani”. (5)

Note e Bibliografia:
(1) ASPR, Cavamenti, Vol. 146.
(2) ASPR, CCI, Felino, Sez. I, part. 5.
(3) CIDR 1888, p.106, n.315.
(4) Flavia De Lucis, Alberto Morselli, Lorenza Rubin, Aqua masnada : mulini e mugnai dell’Appennino reggiano e parmense, Reggio Emilia, C.P.C.A., 1990: pag. 236.
(5) G. Marusi, “Felino: il giro dei mulini”, in Per la Val Baganza, a. 2021, p. 258-263

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Mulino Boschi (Felino)

“L’antico mulino, ora abbandonato, compare in due mappe datate 23 agosto 1662 e 26 agosto 1670 custodite nell’Archivio dei Cavamenti. (1)
E’ censito nella mappa catastale del 1822 intestato alla Mensa Vescovile di Parma (2) e nella Carta Idrografica del 1888 (3) con la denominazione Molino di Sotto.
Gli impianti, ora scomparsi, erano probabilmente costituiti da quattro coppie di macine azionate da ruote orizzontali a ritrecine”. (4)

A valle del mulino si trova quello che si potrebbe definire il capolinea del Canale del Vescovo, il cosiddetto partitore. Mediante questo imponente manufatto circolare in cemento, le acque del canale vengono convogliate in parte verso Carignano e il restante, tramite un tunnel che attraversa il Baganza, nel canale di Sala. (5)

Note e bibliografia:
(1) ASPR, Cavamenti, Vol. 146.
(2) ASPR, CCI, Felino, Sez. L, part. 210.
(3) CIDR 1888, p.106, n. 316
(4) Flavia De Lucis, Alberto Morselli, Lorenza Rubin, Aqua masnada : mulini e mugnai dell’Appennino reggiano e parmense, Reggio Emilia, C.P.C.A., 1990. pag. 236
(5) G. Marusi, “Felino: il giro dei mulini”, in Per la Val Baganza, a. 2021, p. 258-263

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Mulino di Fugazzolo Sopra (Berceto)

“Il mulino, ora abbandonato, sorge sulla sinistra del torrente in località isolata ed è raggiungibile attraversando un pregevole ponte in pietra a schiena d’asino.
L’edificio è in sasso a due livelli a corpi giustapposti a T.
Al cotessero del canale fanno capo tre bocche di presa una per azionare una ruota verticale e le rimanenti per muovere due ruote a retricine in legno.
Il mulino da grano con due ruote compare nella mappa catastale del 1823 intestato a Bernardi Luigi (1).
Nel 1880 Bernardi Giovanni e Biolzi Giovanni lo cedettero ad Agnetti Felice, ancora proprietario nel 1923 (2).
L’opificio è censito nella Carta Idrografica del 1881 (3), senza denominazione, nella cartografia IGM (4) del 1936″ (5).

Note e Bibliografia:
(1) ASPR, CCI, Berceto, Sez. Y, part. 70.
(2) GCPR, Derivazione acque pubbliche, III BU 99;
(3) CIDR 1888, p. 106, n. 295;
(4) IGM F 85 IV SO
(5) F. de Lucis, A. Morselli, L. Rubin, Aqua Masnada. Mulini e mugnai dell’Appennino reggiano e parmense, 1990: pag. 296, n. 53

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Mulino di Corchia (Berceto, loc. Corchia)

“L’opificio, abbandonato da tempo, sorge nella parte orientale del borgo sulla sponda sinistra del torrente Manubiola. L’impianto del tipo a ruota orizzontale a mescoli, azionava due coppie di macine per frumento e castagne, tuttora presenti. L’edificio è in sasso su due livelli coperto a capanna con lastre di pietra. A sinistra dell’ingresso, addossato all’edificio, si trova il forno. Sono visibili sul fronte nord due archi a tutto sesto per lo scarico delle acque e l’alloggiamento delle ruote a ritrecine, retrostante l’edificio è visibile il cotessero del canale con le paratoie in legno. Il mulino figura nella mappa catastale del 1823 di proprietà Bernardi Domenico, classificato molino ad una ruota. Con la denominazione Molino Corchia è censito nella Carta Idrografica del 1888” (1)

 

Note e Bibliofrafia:
(1) F. de Lucis, A. Morselli, L. Rubin, Aqua Masnada. Mulini e mugnai dell’Appennino reggiano e parmense, 1990, pag. 296.

 

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Mulino del Mercato (Valmozzola, loc. Mercati di sotto)

“Il mulino … sorge alla sinistra del torrente in località Mercati di Sotto. L’edificio, in sasso ad elementi giustapposti su due livelli, è stato parzialmente ristrutturato a civile abitazione.
A monte dell’edificio è ancora presente il cotessero del canale di derivazione con le paratoie e le docce di legno. Sul fronte opposto sono visibili gli archi per il passaggio delle acque e l’alloggiamento delle ruote a ritrecine che muovevano due coppie di macine. Sul l’architrave di una porta è visibile un blocco squadrato con una lunga iscrizione in latino non riferibile al mulino e forse proveniente, come altri elementi lapidei, dalle rovine del castello di Gusaliggio.
Il Mulino di Mercato figura nella mappa catastale del 1824 (1) di proprietà Sozzi Antonio e fratello della Pieve.
Nel 1875 passò ai Gasparini per essere ceduto nel 1894 a Boselli Domenico.
Nel 1919 Berti Bernardo acquistò da Pontremoli Giuseppe il mulino detto del Rosso acquistato dai coniugi Boselli nel 1898 (2).
L’opificio è censito nella Carta Idrografica del 1888 (3) con la denominazione di Molino Rosso.
(4)

Recentemente è stato ristrutturato dagli attuali proprietari ed è ora perfettamente funzionante.

Note e Bibliografia:
(1) ASPR, CCI, Valmozzola, Sez. B, part. 981.
(2) GCPR, Derivazioni Acque Pubbliche, III BI 35. 3
(3) CIDR 1888, p. 94, n. 72. 4 IGM F 84 I SE.
(4) Flavia De Lucis, Alberto Morselli, Lorenza Rubin, Aqua masnada : mulini e mugnai dell’Appennino reggiano e parmense, Reggio Emilia 1990, p. 302, n. 229.

ASPR: Archivio di Stato di Parma
CIDIR 1881: Carta idrografica del 1888
CCI: Catasto Cessato Italiano o Catasto di Maria Luigia
GCPR: Genio Civile di Parma
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Mulino Marghera (Bedonia, loc. Ponteceno

“Il mulino, ristrutturato a civile abitazione, sorge alla destra del Ceno in località detta Scagno da Moie. E’ presente nella mappa catastale del 1823 denominato Molino dei Lorenzi di proprietà di Ferrari Giacomo detto Molinaro e classficato molino a due ruote. Già nel 1836 di proprietà Corvi, passò nel 1909 a Musa Marco e nel 1923 a Ponzini Bartolomeo. Dalla relazione inviata al Genio Civile in quell’anno si apprende che il mulino … già detto dei Lorenzi o dei Crovi ora Mulino di Margara … consiste in un fabbricato di costruzione recente (1920) ca.) di m. 10,00 x 6,60 … costruito in sostituzione d’un altro che si dovette abbandonare perchè minaccianterovina e da esso pochi metri distante. I palmenti in numero di tre sono collocati nell’unico ambiente a terreno e azionati da ritrecini. Col toponimo di Mulino Malghera è censito nella cartografia IGM del 1936 e in quella regionale del 1976.”

Nel Novembre 2021 il mulino ha ripreso a macinare, utilizzando l’energia elettrica come forza motrice:
https://www.youtube.com/watch?v=Ls0lX917sJc
https://www.youtube.com/watch?v=ej8p29EIMlU

(F. De Lucis, A. Morselli, L. Rubin, Aqua masnada : mulini e mugnai dell’Appennino reggiano e parmense, Reggio Emilia, C.P.C.A., 1990, p. 272, n. 76.)

Fonti archivistiche:

GCPR, Derivazione acque pubbliche, III BI 109;
ASPR, CCI, Compiano, Sez. L, part. 6;
IGM F 84 IV SE e CTR 215070.

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Mulino di Bosco (Corniglio, loc. Bosco di Corniglio)

”ll mulino sorge sulla sinistra del torrente Parma ad est della frazione di Bosco in località isolata. L’edificio è in sasso ad elementi giustapposti in linea, con tetto a due falde a colmi differenziati. Il corpo del mulino, più basso su due livelli, occupa l’estremità meridionale. I tre archi d’uscita delle acque dimostrano che era azionato da altrettante ruote orizzontali a ritrecine ora scomparse. Il mulino figura nella mappa catastale del 1825 intestato a Gio: Giacomo Mari ed è censito nella Carta Idrografica d’Italia del 1888 come molino e follo. Dalla domanda inoltrata nel 1931 per il riconoscimento del diritto di derivazione si apprende che fu concesso nel 1822 al mugnaio Coppi Antonio e che il mulino fu poi di Valenti Marco, Ferrari Geremia ed infine della fami glia Cavalli. Dalla stessa relazione si apprende anche che il mulino fu distrutto da una frana nel 1913. Nel 1950 fu ceduto ai fratelli Pioli i quali, sei anni più tardi, rinunciarono alla derivazione d’acqua perché il molino era azionato da forza motrice elettrica.” (1)

F. De Lucis, A. Morselli, L. Rubin, Aqua masnada : mulini e mugnai dell’Appennino reggiano e parmense, Reggio Emilia, C.P.C.A., 1990, p. 213.

Fonti archvistiche:

ASPR, CCI, Corniglio, Sez. H, part. 31;
CIDIR 1888, p. 102, n. 202;
GCPR, Derivazione acque pubbliche, III BU 174/a.

Il mulino si trova nell’area di passaggio di una delle Vie Storiche dell’Emilia-Romagna, la Via Longobarda, che collega la pianura Padana al mare ligure-tirreno, attraversando due Parchi regionali e uno nazionale, e ricadendo per buona parte dentro l’area MAB-UNESCO.

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